La Regione taglia i fondi al Banco Alimentare

Sabato 30 novembre torna in Italia la Giornata nazionale della colletta alimentare, promossa dalla Fondazione Banco Alimentare. In oltre 13.000 supermercati 145.000 volontari inviteranno a donare alimenti a lunga conservazione che nei mesi successivi verranno distribuiti a 7.569 strutture caritative che aiutano più di 1.500.000 persone bisognose in Italia, di cui quasi 345.000 minorenni. Sono 21 in Italia le organizzazioni Banco alimentare territoriali. In Sicilia è attivo il Banco Alimentare della Sicilia onlus che opera in tutte le province siciliane tramite due sedi , una a Belpasso e una a Cinisi. Il Banco alimentare Sicilia assiste più di 260mila persone bisognose ed ha stipulato convenzioni con circa 800 strutture caritative. La Regione Sicilia ha deciso di tagliare, anche in modo retroattivo, più di tre quarti dei fondi che vengono utilizzati soprattutto per affrontare spese fisse come l’affitto dei magazzini e il trasporto del cibo. Il presidente del Banco alimentare della Sicilia onlus , Pietro Maugeri, ha dichiarato che, in questo modo, i due Banchi alimentari della Sicilia rischiano di chiudere e di compromettere quella piccola certezza che ha chi non arriva a fine mese: chi sta cercando un lavoro e non sa cosa portare a tavola per i propri figli e chi dorme senza avere un tetto né una doccia per lavarsi. Ma come si è arrivati a questo punto? L’Assemblea regionale siciliana , a partire dai primi anni del 2000, ha approvato alcune leggi ( per il Banco Alimentare la n. 2/2002) che hanno riconosciuto un contributo economico ad alcuni enti che svolgevano attività di interesse generale, contributo erogato in misura fissa all’inizio di ogni anno. Anche altri enti, privi di legge specifica, venivano sostenuti economicamente dalla Regione attraverso uno strumento denominato “Tabella H” all’interno della quale sono stati incanalati sia i contributi a favore degli enti beneficiari di una legge ( tra cui il Banco alimentare) sia quelli a favore di altri enti che venivano finanziati senza una precedente previsione legislativa. Nel 2013, la legge regionale n.16 abolisce la “ Tabella H” e prevede la pubblicazione di un avviso pubblico annuale: gli enti che vogliono ricevere un contributo economico devono presentare,anno per anno,una manifestazione di interesse per partecipare a una procedura di selezione, che prevede una priorità per gli entri beneficiari di leggi preesistenti( tra cui il Banco alimentare). Solo che le graduatorie e l’ammontare dei contributi vengono pubblicati alla fine dell’anno, costringendo gli enti a spendere nei mesi precedenti senza sapere quanto riceveranno. Inoltre, nel 2013 , dopo la pubblicazione delle graduatorie, la Giunta regionale ha modificato ex post l’importo dei contributi stabiliti dalle commissioni di valutazione, generando contenziosi davanti al Tar Sicilia, anche con il Banco alimentare. Anche la dotazione economica messa a disposizione dal governo regionale a favore degli enti che operano nel sociale è diminuita, sia per la carenza di fondi sia perché sono sempre di più gli enti che partecipano alla ripartizione dei fondi a prescindere dai punteggi ottenuti e dall’effettivo impatto sociale delle diverse azioni proposte. Per il 2019 il Banco ha saputo, solo il 30 ottobre scorso, che riceverà un contributo che potrà coprire solo il 12,6 per cento delle spese necessarie per sostenere le oltre 260 mila persone assistite. “ Il governo regionale siciliano e tutti i gruppi parlamentari che compongono l’Assemblea regionale devono prendere una decisione- è l’appello fatto dai responsabili del Banco alimentare di Sicilia- : o lasciare andare avanti per inerzia l’attuale sistema di erogazione dei contributi sotto forma di sostegno economico, nato nel 2013, con il rischio che le attività di interesse generale svolte dalle associazioni private si riducano drasticamente ; o decidere di sostenere le attività di interesse generale con scelte responsabili, riconoscendo, attraverso parametri oggettivi, quali di queste attività siano meritevoli di ricevere un contributo diretto dalla Regione Siciliana”.

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