SAN TOMMASO APOSTOLO

di Diego Insalaco

3 luglio

Tommaso è proverbiale per la sua incredulità: anche in Sicilia si cita l’Apostolo nel detto:” Sugnu comu san Tummasu, vuegliu vidiri e tuccari”, quando non ci fidiamo della testimonianza di altri su un avvenimento al quale non eravamo presenti. Ma il dubbio di Tommaso, come già notava sant’Agostino, ci è stato più vantaggioso della pronta fede di altri perché ci insegna che il credere non è facile per nessuno. Di Tommaso i vangeli sinottici si limitano a ricordare il nome nell’elenco dei Dodici. Nella lista degli Atti è menzionato in coppia con Filippo, mentre il quarto vangelo mostra particolare interesse per questo discepolo. Il suo profilo è tracciato in quattro brani, e in tre di essi è chiamato anche “ Didimo” che in aramaico significa “ gemello “ e probabilmente era noto con questo nome in alcuni circoli giudeo-cristiani; del suo gemello però nulla è detto nel Vangelo. Nel racconto del quarto vangelo Tommaso entra in scena quando Gesù manifesta la decisione di tornare in Giudea, da dove era fuggito perché volevano ucciderlo. La ragione è che l’amico Lazzaro è morto e Gesù non può fare a meno di far visita alle sorelle Marta e Maria a Betania. Ma c’è di più. Afferma Gesù: “ Io sono contento per voi di non essere stato là, perché crediate. Orsù, andiamo da lui!”. Tommaso capisce che è pericoloso tornare in Giudea, ma non si tira indietro, anzi incoraggia i compagni a seguire il tragico destino del Maestro: “ Andiamo anche noi a morire con lui !”. Sono le prime parole di Tommaso che Giovanni annota nel suo vangelo. Parole piene di audacia, ma che resteranno vuote come quelle di Pietro che aveva detto : “ Darò la mia vita per te”. Né Pietro né Giovanni seguiranno infatti il Maestro sulla via del Calvario.  Nell’ultima cena, Gesù confida ai discepoli che sta andando a preparare loro        un posto nella casa del Padre e afferma: “ Del luogo dove io vado voi conoscete la via”. Tommaso obietta subito :” Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”.  Anche qui Tommaso ci è d’aiuto perché Gesù risponde con una dichiarazione straordinaria, che riassume la sua identità: “ Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Ed ecco la sera del primo giorno dopo il sabato. Tommaso non c’è quando Gesù appare ai discepoli mostrando le sue ferite. I testimoni attestano coralmente, come già la Maddalena: “ Abbiamo visto il Signore! “, ma Tommaso non si fida. Pretende un’esperienza diretta, come l’hanno avuta loro. Per credere vuole vedere e toccare i segni inconfutabili del Crocifisso: “ Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi, e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo Gesù viene e sta in mezzo alla cerchia dei discepoli che questa volta include il discepolo dubbioso. A tutti dona la pace frutto della sua Pasqua, quindi si rivolge a Tommaso con un invito forte: “ Metti il tuo dito qui e guarda le mie mani; porta la tua mano e mettila nel mio costato e smetti di essere incredulo ma credente”. Come avrà reagito Tommaso? Avrà messo davvero il dito nelle ferite dei chiodi e la mano nel costato? L’evangelista sembra suggerire il contrario. Tommaso non ha più bisogno di toccare, gli basta vedere. Gesù infatti dirà: “ Perché hai veduto hai creduto”: E Tommaso con profonda emozione conferma la sua fede:” Mio Signore e mio Dio!”. Proprio a lui, lo scettico dubbioso, è rivelata l’estrema conseguenza della risurrezione di Gesù: la sua divinità.  Egli è veramente Dio, il suo Dio. Gesù accoglie la confessione di fede di Tommaso, ma guarda anche avanti, e la sua ultima beatitudine è destinata proprio a noi: “ Beati quelli che hanno creduto senza vedere!”. Ritroviamo Tommaso alla terza manifestazione del Risorto sul lago di Tiberiade. E’ menzionato al secondo posto, subito dopo Pietro, tra i discepoli che assecondano l’iniziativa di andare a pescare. La vita sembra ricominciare come se nulla fosse accaduto sulle sponde di quel lago. Ma il Risorto sorprende nuovamente i suoi discepoli che in quella notte non avevano preso nulla: “ Ragazzi, avete qualcosa da mangiare?”. Gli risposero: “ No”. E lui : “ Gettate la rete dalla parte destra e ne troverete”. La gettarono e non erano più capaci di tirarla su, tanti erano i pesci. Tommaso questa volta non solo c’è, ma si dà anche da fare per portare a riva la barca” piena di centocinquantatre grossi pesci “, simbolo della feconda missione della Chiesa. Secondo la tradizione antica ( Origene, Eusebio), Tommaso è l’Apostolo dei Parti, ma lo si vuole missionario anche in India dove avrebbe subito il martirio. A metà del VI secolo un mercante egiziano scrive di aver trovato nell’India meridionale  cristiani che affermavano di aver ricevuto il Vangelo da san Tommaso apostolo. La qualifica di “ cristiani di san Tommaso “ designa ancora oggi i fedeli di rito mala barese.

MONREALE  –  Anniversario dell’ordinazione episcopale del Vescovo Michele Pennisi.

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