SAN LUIGI GONZAGA

21 giugno

Cosa può dirci oggi di tanto importante un paggio di corte, con la collarina di trine alla spagnola, vissuto quasi cinque secoli fa, che cedette al fratello i suoi diritti al principato per darsi interamente al servizio di Dio? Pochi santi sono stati così deformati dall’agiografia ufficiale come è successo a San Luigi Gonzaga. I suoi biografi ne hanno fatto un “ primo della classe”. Intelligente e volitivo, parla bene sei lingue, sa andare a cavallo; di carattere focoso, costretto a vivere fra grandi del mondo di allora perché era destinato a diventare uno di essi: marchese imperiale di Castiglione delle Stiviere. Primogenito di Don Ferrante Gonzaga,appartenente a una delle famiglie più prestigiose e potenti d’Italia e d’Europa, nacque il 7 marzo 1568. Fu soggetto al protocollo delle corti non solo di Castiglione, ma anche di Firenze, presso i Medici( 1575-1578)-,di Mantova (1579-1580), di Filippo II in Spagna(1581-1583). Luigi crebbe in questo mondo, spesso corrotto e gaudente, nel quale la vanità e gli intrighi erano i criteri dominanti. Sotto la cura della madre, che amava profondamente, accolse e rispose alla voce intima del Signore che lo chiamava a sè: all’età di dieci anni, nella chiesa dell’Annunziata a Firenze, fece voto a Dio di perpetua verginità. Nel periodo trascorso a Mantova, Luigi aveva maturato il disegno di cedere al fratello cadetto Rodolfo i suoi diritti al principato e di offrirsi interamente al servizio di Dio. Quando manifestò le sue intenzioni alla madre, fu fortemente ostacolato dal padre che aveva visto il figlio dare prove indiscutibili di riuscire brillantemente non solo nello studio delle lingue e della matematica ma anche in difficili pratiche di diplomazia. Per questo il padre era fiero di lui e non voleva rassegnarsi alla sua perdita. Nel novembre del 1584 mandò il figlio a Milano dove si fermò fino al luglio dell’anno seguente. Nel tempo libero dagli affari di famiglia Luigi frequentò il collegio dei Gesuiti di Brera. Alla fine, Don Fernando, pur con la morte nel cuore, acconsentì che il suo Aluigi seguisse la sua vocazione. Scrisse il 3 novembre 1585 una lettera al Preposito generale della Compagnia di Gesù:” Ora mando don Luigi mio figliolo a Vostra Signoria Reverendissima, come a quella che gli sarà padre più utile di me. Io non la richiedo di cosa particolare intorno alla sua persona, solo certifico a V.S. Reverendissima ch ‘Ella diviene padrona del più caro pegno che io abbia al mondo e della principale speranza che io avessi alla conservazione di questa mia casa, la quale per l’avvenire avrà gran confidenza nelle orazioni di questo figliolo…”. Il 25 novembre 1585 il diciassettenne Gonzaga entrava nel noviziato di S. Andrea al Quirinale. Tre mesi dopo morì suo padre . Dopo un breve periodo trascorso a Napoli, dove era stato mandato per ragioni di salute, fu richiamato a Roma dove riprese gli studi di filosofia. In vista dell’ordinazione sacerdotale, cominciò gli studi di teologia.  Si appassionò allo studio dei Padri della Chiesa, di Sant’Agostino e di San Bernardo, così come alla lettura delle opere di Santa Caterina da Siena. Ma l’opera di mediazione e di pacificazione tra il fratello Rodolfo e il nuovo Duca di Mantova non era ancora finita e mamma Marta reclamò ancora una volta i buoni uffici del suo amato primogenito. Il 12 febbraio 1590 ritornò a Milano per continuare i suoi studi , che non interruppe né trascurò mai nonostante i molteplici intoppi dovuti alla salute, agli obblighi del suo stato e alle numerose mediazioni diplomatiche per rappacificare i membri della sua rissosa famiglia. Negli anni del noviziato e poi al Collegio Romano, durante i quali si preparò al sacerdozio sotto la guida di san Roberto Bellarmino, il suo amore per Cristo crocifisso si fece più profondo  e lo spinse con sempre maggiore insistenza ad abbandonarsi alla volontà del Signore  che continuava a chiamarlo a sé. Animato da questa fede nutrita nella preghiera, Luigi si offrì senza limiti al servizio degli ammalati quando, nella primavera del 1591, la peste scoppiò a Roma, dove si trovava come studente di teologia. Nonostante il suo instancabile prodigarsi per gli appestati, che egli avvicinava, curava e portava fra le sue braccia, non contrasse il terribile morbo. Egli morì, dopo un periodo di rapido e crescente sfinimento organico, il 21 giugno 1591, a motivo della sua carità che lo aveva spinto a rispondere alle grida di dolore che giungevano a lui dai sofferenti, all’invito cioè di Cristo stesso che ha bisogno di sollievo e di premure in tanti e tanti ammalati :”  quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”. Non è questo purtroppo il ritratto che molti agiografi hanno fatto di Luigi Gonzaga. Ciò che di lui è stato scritto e detto ne ha fatto una figura che fa poco presa sui giovani, nonostante sia stato dichiarato patrono della gioventù, specialmente studentesca, nel 1729

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