SAN CALOGERO EREMITA,

di Diego Insalaco

18 giugno

Calogero ( dal greco “ buon vecchio”, era l’appellativo che veniva dato agli anacoreti che vivevano appartati in luoghi solitari e grotte), secondo la tradizione, nacque a Costantinopoli da genitori cristiani e visse nel I° secolo. Recatosi pellegrino a Roma, incontrò l’apostolo Pietro da cui ottenne il permesso di vivere da eremita in un luogo imprecisato.  Sentendo forte l’impulso ad evangelizzare la Sicilia, ritornato a Roma, ottenne da Pietro il permesso di recarsi nell’isola assieme a tre compagni , Filippo, Onofrio e Archileone. Filippo si recò ad Agira , Onofrio e Archileone a Sutera e Calogero si fermò a Lipari. Altri agiografi spostano la sua esistenza tra il V e VI secolo. Secondo un’innografia composta dal monaco Sergio, Calogero fuggì dalla Tracia a causa delle persecuzioni scatenate contro i fedeli al dogma proclamato nel 451 nel concilio di Calcedonia. Si recò in Sicilia dove si trattenne per qualche tempo predicando e curando con le acque sulfuree.  Convertì molti abitanti dell’isola vivendo da eremita e acquistando fama di taumaturgo. Sbarcato a  Lilibeo , l’odierna Marsala, dove due suoi compagni,Gregorio e Demetrio,  furono martirizzati, riuscì a sfuggire alla morte e cominciò a vagabondare per l’isola nascondendosi in antiche necropoli e nelle numerose grotte di origine vulcanica sparse nell’isola. Ultima sua tappa furono  le grotte poste sul monte Kronos a Sciacca. Qui visse molti anni operando miracoli e convertendo molti alla fede cristiana. Morì su quel monte intorno al 561 a tardissima età. San Calogero è venerato come santo taumaturgo dalla Chiesa Cattolica e da quella ortodossa ed è patrono di moltissimi paesi della Sicilia che lo onorano con grandi festeggiamenti. Ad Agrigento, posta sotto il patronato di san Gerlando, i festeggiamenti maggiori sono tributati a san Calogero, che ne è il compatrono. La festa in suo onore dura otto giorni, dalla prima alla seconda domenica di luglio e ancora oggi resistono antiche tradizioni come quella di lanciare il pane dalle finestre o dai balconi . Si narra, a riguardo di quest’usanza,  che il monaco Calogero, venuto per evangelizzare l’isola, durante un lungo periodo di siccità andasse in giro a chiedere pane per i poveri. In quel tempo imperversava la peste e la gente era rintanata in casa per paura del contagio, per cui il pane veniva lanciato dalle finestre. A testimoniare la devozione degli agrigentini nei confronti del santo, sono le manifestazioni che pone in essere chi ha ricevuto una grazia: si fanno ancora i viaggi a piedi scalzi dalla propria abitazione al santuario a lui dedicato; le rappresentazioni grafiche delle malattie da cui si è stati guariti, le vestine bianche fatte indossare ai bambini. Molti sono i paesi dell’Agrigento che onorano il santo. A Sciacca, San Calogero è compatrono insieme alla Beata Vergine Maria del Soccorso. La festa si celebra il martedì dopo la Pentecoste. Come segno di devozione, molti saccensi si recano in pellegrinaggio, a piedi scalzi, fino al monte S. Calogero. A Porto Empedocle i festeggiamenti in onore del Santo nero iniziano il giovedì che precede la prima domenica di settembre, quando il simulacro del santo lascia la casa dei portuali, dove è custodito, per essere condotto alla chiesa madre. Tutti vogliono vedere la statua del santo nella propria strada: per questa ragione i giorni della festa, nel corso degli anni, sono diventati cinque. Sono giorni vissuti con entusiasmo delirante, col ritmo martellante dei tamburi che sono quasi coprotagonisti della festa. A Realmonte san Calogero viene festeggiato per tre giorni , in genere nel primo fine settimana di Agosto. A Naro, il culto del” Santo nero” che è patrono della città, è molto sentito. I festeggiamenti , che vanno dal 15 giugno al 25 giugno, culminano il 18 giugno che è il giorno della festa. La statua del Santo viene messa su una grande slitta di legno denominata “Straula”( o “ carro dei Miracoli”) che viene  trascinata dai fedeli con una corda legata a due capi della slitta e lunga più di 100 metri, dal santuario fino alla chiesa Madre. Tutta la processione è scandita dalle grida dei fedeli che trascinano la straula, al grido di “ Viva Diu e san Calò”. Particolare è la tradizione del pane che viene modellato in diverse forme a rappresentare le parti miracolate per intervento del santo e che viene portato al santuario per essere benedetto. Tanti sono in Sicilia i  paesi dove è grande la devozione al “ Santo nero”. Ne ricordiamo solo alcuni, oltre quelli citati sopra, perché l’elenco completo sarebbe molto lungo : Petralia Sottana, Frazzanò, S.Salvatore di Fitalia, S.Sefano di Quisquina, Campofranco, Aliminusa,Mussomeli,Villalba, Vallelunga,Caltavuturo,Favara.

Agrigento – Lipari – Patti    Memoria di San Calogero eremita

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