SANT’ANTONIO DI PADOVA   Dottore della Chiesa

13 giugno

Figlio di un’agiata famiglia, Fernando nacque a Lisbona nel 1195. Ancora adolescente entrò nel monastero di S. Vincenzo dei canonici regolari di S. Agostino. Passati due anni, si trasferì nel monastero agostiniano di S. Croce a Coimbra, celebre centro di cultura ecclesiastica. Nei nove anni di permanenza approfondì la disciplina religiosa   e studiò con impegno la sacra Scrittura. A Santa Cruz fu ordinato sacerdote, probabilmente nel 1220.  Il 16 gennaio di quell’anno cinque frati minori missionari furono uccisi in Marocco e le loro reliquie furono portate a Coimbra.  Impressionato da quell’evento, Fernando chiese di lasciare i canonici di S. Agostino ed entrò nel convento minoritico di S. Antonio dos Olivais e prese il nome di Antonio. Subito dopo partì per il Marocco ma una grave malattia lo costrinse a riprendere la via del ritorno; una violenta tempesta spinse la nave verso la Sicilia. Avuta notizia del capitolo convocato da Francesco per la festa di Pentecoste alla Porziuncola , vi si recò. Al termine del capitolo , pregò fra Graziano, provinciale della Romagna, di prenderlo con sé. In Romagna, Antonio visse nell’eremo di monte Paolo, vicino Forlì, dove era dedito alla preghiera e potè conoscere la vita e le comunità minoritiche. Solo in seguito, in occasione di un’ordinazione sacerdotale a Forlì, Antonio si rivelò ai suoi confratelli come un formidabile predicatore. Cominciò da quel momento un’instancabile e proficua attività di predicatore( “ passava per città e castelli, villaggi e campagne, dovunque spargendo i semi della vita con generosa abbondanza e con fervente passione”). Antonio svolse a Rimini la sua prima e impegnativa predicazione pubblica, probabilmente nella Quaresima del 1222; questa ebbe un forte carattere antiereticale e fu coronata da tale successo da indurre a conversione anche un eresiarca di nome Bononillo. Da quel momento in poi le notizie biografiche offerte dalle leggende sono mene omogenee. Infatti, solo  le leggende Benignitas e Rigaldina informano con una certa ampiezza sulle attività di predicatore,”martello degli eretici”, di maestro di teologia , di custode di Limoges, svolte da Antonio nella Francia meridionale, negli anni dal 1223 al 1227. Il più celebre episodio legato al soggiorno francese di Antonio è l’apparizione di Francesco, ancora vivente e stimmatizzato, ai frati riuniti in capitolo ad Arles, mentre Antonio predicava sul titolo della croce. Forse in qualità di custode di Limoges, Antonio partecipò al capitolo generale di Assisi del 1227, dove fu eletto ministro della provincia di Romagna, che comprendeva allora l’Italia settentrionale. Nel capitolo generale del 1230 ottenne dal ministro generale la piena libertà di predicare ovunque. Si recò allora presso la Curia papale per trattare alcune questioni dell’ordine. Il capitolo generale dei frati minori inviò al Papa Gregorio IX una delegazione, di cui faceva parte anche Antonio, “ per ottenere una dichiarazione sulla Regola” ed informarlo della grave confusione creata al capitolo generale da frate Elia d’Assisi e dai suoi fautori, che lo volevano eleggere ministro generale. In Curia Antonio suscitò con la sua predicazione grande ammirazione nei cardinali e nel papa che” ebbe a chiamarlo , con un epiteto tutto suo, “ Arca del Testamento””(Assidua 10,2). Antonio si recò poi a Padova. Nell’Assidua è dato un grande rilievo a questo periodo, sopratutto alla predicazione quaresimale del 1231(“ Poiché troppo lungo sarebbe raccontare quante province egli abbia percorso, quante parti della terra abbia riempito con la semente della parola divina, veniamo ora ai fatti che ci si presentano più significativi ed offrono più evidenti le prove della sua grandezza”(Assidua 11,1). Antonio aveva già soggiornato a Padova; un cronista ne annota la presenza nel 1229 ed è in quei precedenti soggiorni che avrebbe completato i Sermoni domenicali. La predicazione quaresimale del 1231 ebbe un successo popolare travolgente. La grande moltitudine di gente accorsa dalla città e dal contado costrinse Antonio a trasferirsi dalle chiese all’aperto; tra gli ascoltatori erano anche il vescovo e il clero. L’esito della predicazione fu una generale pacificazione e conversione dei peccatori. “ Riconduceva a pace fraterna i discordi, ridava libertà ai detenuti;faceva restituire ciò che era stato rapito con l’usura o la violenza. Non posso passare sotto silenzio come egli induceva a confessare i peccati una moltitudine così grande di uomini e donne, da non essere bastanti ad udirli né i frati né altri sacerdoti, che in non piccola schiera lo accompagnavano”.( Assidua 13,11-13). Terminata la predicazione, Antonio si ritirò in località Camposampiero, dove nei pressi dell’eremo francescano il nobile del luogo gli costruì su una grande noce una cella, nella quale si potè dedicare in solitudine alla preghiera. Pochi giorni dopo, aggravandosi l’idropisia di cui soffriva, Antonio chiese di essere trasferito al convento cittadino di Padova ; strada facendo incontrò un confratello che lo convinse a fermarsi nel convento di Arcella, poco fuori la città di Padova. Antonio morì il 13 giugno del 1231. Drammatica fu la disputa cittadina per la scelta del luogo di sepoltura; infine fu decisa la sepoltura nella chiesa del convento dove Antonio aveva vissuto . Le celebrazioni delle solenni esequie e il repentino fiorire di miracoli sulla sua tomba portarono all’immediato sviluppo di una fortissima devozione antoniana che divenne ben presto la caratteristica dominante dell’identità religiosa e cittadina di Padova. Nel descrivere l’ininterrotta folla di fedeli accorsa alla tomba di Antonio, l’agiografo paragona Padova a una nuova Gerusalemme. I padovani inviarono subito una delegazione alla Curia papale per chiedere la canonizzazione di Antonio. Il 30 maggio 1232,a meno di un anno dalla morte, Gregorio IX iscrisse Antonio nel libro dei santi. Il culto liturgico antoniano si sviluppò rapidamente in tutta la Chiesa grazie alla fama di taumaturgo. Il papa Sisto V ne ristabilì la celebrazione universale, dopo la momentanea sospensione del tempo di Pio V. Nell’ordine ebbe sempre l’ufficio proprio dei santi dottori. Nel 1946 Pio XII confermò ed estese a tutta la Chiesa la festa di Antonio “ dottore evangelico”.

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