Il ‘buon tesoro’ che Dio ha seminato nel cuore dell’uomo

VIII domenica del T. O. – Anno C

Dal Vangelo di Luca 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: <<Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda>>.

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<<Credo negli esseri umani / Credo negli esseri umani / Credo negli esseri umani /
Che hanno coraggio / Coraggio di essere umani>>, canta Marco Mengoni in una sua canzone di qualche anno addietro. E’ bello sapere che anche la musica leggera si faccia carico di seminare speranza nel cuore dell’uomo: ne abbiamo proprio bisogno! Troppo spesso ci dimentichiamo di essere umani e perdiamo la fiducia in noi stessi e negli altri. Eppure il Padre continua a credere in noi; nonostante tutto Dio ha ancora fiducia nell’uomo, anzi, crede che nel “cuore dell’uomo ci sia ancora un tesoro capace di fare il bene” (Cfr. c 6,45), di operare per il meglio, di esprimere bellezza per se stessi e per gli altri.

Abbiamo un tesoro che ci è stato dato in dote quando siamo stati pensati da Dio, magari ne abbiamo smarrito la memoria, non riusciamo più a individuarlo ma è ancora dentro di noi, pronto a saltare fuori, a emergere, a sbocciare come i fiori del deserto che fioriscono non appena sentono l’odore dell’acqua, pronto a maturare per essere gustato come la frutta prodotta dagli alberi.

E’ vero, i nostri anni li contiamo con il tempo che passa e a ogni compleanno aggiungiamo una candelina ma vivere è un’altra cosa. Vivere è cercare il bene che in noi è stato seminato; è condividere gioia con chi è nel pianto e dare speranza a chi ha smarrito il senso più autentico dell’esistenza. Vivere è costruire pace tra noi, è offrire misericordia agli uomini che troppo spesso si dimenticano di offrirla. In una parola, vivere significa non smettere di rimanere umani, non vergognarsi di essere uomini amanti del bene.

 <<Non vi è albero buono che produca frutto cattivo>>.

Eppure a volte si ha l’impressione che noi uomini ci ostiniamo o a non produrre “frutti buoni” o a generare “quelli di cattivi, immangiabili”. Consapevoli o no, seguiamo l’onda di quella parte di società che guarda solo a se stessa, che si riveste di egoismo e pensa solo a ingrassare il proprio “ventre”. Forse perché vogliamo apparire oppure essere alla moda o addirittura occupare un posto in prima fila. Forse semplicemente perché abbiamo smarrito il senso più vero del nostro essere umani.

Il brano di oggi questo ci ricorda: nessun uomo deve dimenticare che nel proprio cuore ha un “tesoro buono” che deve saper tirare fuori, per gli altri prima ancora che per se stessi.

don Gino Giuffrè

 

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